
Cinnica e il Museo dei Bambini e delle Bambine
Cinnica è una rete informale di 40 associazioni e di altre persone che hanno condiviso il nostro manifesto di programma sui diritti più disattesi dell’infanzia: il diritto al gioco e al tempo libero, all’autonomia, all’ascolto e alla partecipazione alla vita sociale cittadina.
Agli inizi del lavoro di progettazione del Museo dei bambini e delle bambine, Consulta Cinnica fu informata del progetto che stava nascendo e del percorso che si sarebbe intrapreso per suggerire idee sul nuovo polo educativo e culturale. Ci piacque subito.
Abbiamo contribuito dicendo che è necessario guardare ad altre esperienze in Italia e all’estero, che avrebbe dovuto essere uno spazio di esperienze, del fare, dove i bambini potessero essere protagonisti e non solo fruitori, potessero sperimentare attività artistiche e ludiche con materiali naturali per costruire cose, fare esperimenti scientifici, giocare con acqua e altri elementi, poter così sviluppare le proprie curiosità di crescita in competenze.
Abbiamo sottolineato che è importante determinare la gestione organizzativa per garantire la fruizione reale di bambini e famiglie. Questi elementi restano per noi fondamentali. E siamo rimasti in attesa di nuovi sviluppi. Tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025 siamo state consultate dalla società incaricata della gestione e abbiamo sollecitato un’organizzazione che fungesse da servizio per la comunità locale e non solo da polo attrattore per una fruizione esterna. Abbiamo parlato di flessibilitá d’uso, attivitá intergenerazionali, inclusione e offerta estiva.
Quando si visitano altre città con i propri figli e figlie si va sempre alla ricerca di luoghi con queste caratteristiche perché sono stimolanti, innovativi e realizzati su misura per le loro esigenze. L’idea che anche a Bologna ci fosse uno spazio dedicato ai bambini e alle bambine ci è sembrata una grande ricchezza per chi abita la città e per chi viene a visitarla ed è un’idea che non ci ha abbandonato.
E anche la scelta del Pilastro come luogo da valorizzare e arricchire con questa nuova realtà ci ha convinto subito perché in tal modo la città diventa meno baricentrica e più equilibrata nelle sue dotazioni culturali.
Da allora non abbiamo seguito il progetto da vicino, ma ora vediamo quale terreno di scontro sia diventato il “museo” dei bambini e delle bambine. Pur seguendo le vicende e discutendone all’interno, non abbiamo espresso finora un parere ufficiale e, come in altre occasioni, che attualmente a Bologna si stanno ripetendo, abbiamo pensato che ognuna delle nostre associazioni potesse avere autonomamente la propria posizione e il proprio punto di vista. Ancora adesso il dialogo che abbiamo avviato si sta compiendo.
É vero: quando si costruisce qualcosa si consuma suolo, e non sempre le misure di compensazione sono efficaci, anche quando - come in questo caso - i numeri ci dicono che chiudiamo con un bilancio “in positivo”. D’altro canto la proporzione stessa tra lo spazio dedicato all’edificio e la metratura totale del quartiere più verde di Bologna ci avevano rassicurato, a fronte di una realizzazione innovativa e calzante ai bisogni e ai diritti dell’infanzia che da anni promuoviamo. Inoltre l’edificio sarà un luogo di aggregazione nei periodi più freddi quando stare fuori non è così praticato e questo ci sembra un valore importante per il quartiere, un’occasione da presidiare, da riempire con diverse attività.
Il nostro obiettivo non è alimentare polemiche né prendere posizioni pregiudiziali. Crediamo che, quando una comunità esprime preoccupazioni, il primo passo debba essere un ascolto autentico e trasparente. Un progetto dedicato ai bambini dovrebbe unire e non dividere, costruendosi insieme alle realtà del quartiere. In questo percorso, ogni forma di violenza è estranea.
Sicuramente si sta giocando una partita importante per Bologna e per il suo futuro e non vorremmo che in tutto questo si dimenticassero il benessere dei bambini e delle bambine e la responsabilità che tutti gli adulti hanno di offrire loro dei luoghi di qualità culturale e democratica e delle occasioni gratuite di apprendimento e socializzazione. Difendere i luoghi va bene ma la difesa dello status quo non può essere una presa di posizione a priori, va valutata di volta in volta, altrimenti si finisce per impoverire la città e bloccarne ogni possibilità di cambiamento, anche in positivo.
Noi vogliamo vedere la cittá evolvere, non secondo un astratto piano di progresso, ma nella direzione di una città capace di riconoscere i bisogni e realizzare i diritti di tutti i bambini e le bambine che la abitano.
Speriamo davvero ci siano ancora margini di confronto e di dialogo, lontani da ogni violenza.
Confidiamo nelle persone che si sforzano di dare il giusto peso alle cose perché non si perda l’opportunità di dare ai bambini e alle bambine un luogo reale di crescita per tutte e per tutti, dove la cultura e l’immaginazione sono patrimonio per le famiglie e la comunità intera e diventano strumento di evoluzione sociale e personale.
Bologna 17 marzo 2026
